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L'olio nei proverbi e nelle tradizioni popolari

Il grano, l'ulivo e la vite hanno costituito per millenni i principali prodotti agricoli e la principale fonte di alimentazione di tutta l'area mediterranea; non c'è quindi da stupirsi se essi sono entrati a far parte non solo di certe forme del patrimonio espressivo (nei proverbi, nei modi di dire), ma anche di alcune pratiche mediche, rituali e magiche. Soprattutto l'olio, elemento quantitativamente più scarso e dalla complessa lavorazione, e quindi ritenuto di maggior valore, ha un uso anche al di fuori dell'alimentazione, specie nella medicina e nelle pratiche della magia.

Per esempio, ai bambini che soffrivano di sussulto nervoso (metrito) si somministrava olio fritto con la salvia; mentre spesso l'olio era spalmato sulle parti doloranti del corpo oppure si consigliava a chi aveva un orzaiolo di guardare, per tre mattine di seguito, con l'occhio ammalato una boccettina piena di olio.

Nelle pratiche religiose e in quelle magiche, oltre all'olio erano usati anche i ramoscelli di ulivo. La Domenica delle Palme, infatti, era abitudine portare in chiesa per farle benedire, oltre ai semplici ramoscelli, delle "palme" fatte con rami intrecciati di ulivo; questi ramoscelli, poi, erano bruciati, per scongiurare il pericolo della grandine e dei temporali, nell'aia o sul davanzale di una finestra. In questo caso i ramoscelli svolgevano funzioni che andavano da quelle di tipo religioso a quelle di tipo magico. Nel campo della religiosità, poi, l'olio ha un ruolo importante: con l'olio santo si ungono i cresimandi, si dà il viatico ai moribondi e con l'olio normale si alimentano e soprattutto si alimentavano tutte le lampade la cui luce rimandava a quella della salvezza eterna. Ancora oggi i Comuni italiani forniscono l'olio per la lampada della chiesa di San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia. Da quest'usanza deriva il proverbio: "Il lume non arde senza l'olio", che però, metaforicamente, rimanda ad altre pratiche più profane, che possono essere o semplici regalie o illecite bustarelle.

L'uso dell'olio era poi indispensabile in certi rituali magici, come quello per combattere il malocchio: se le gocce d'olio, versate in un piatto pieno d'acqua, rimanevano intere, significava che il malocchio era stato scacciato via. Ma c'era anche l'aspetto opposto: guai a far cadere l'olio al di fuori dei recipienti, come ammonisce il proverbio: "A spander l'olio / toccano disgrazie". In questo caso il rimedio era quello di buttare dietro le spalle un po' di sale.

Il numero maggiore di proverbi però riguarda non tanto l'olio, quanto la pianta. È soprattutto la longevità dell'olivo ad attirare l'attenzione del contadino; rapportato ad altre essenze presenti nel campo, esso dà il senso della dilatazione del tempo e del passare delle generazioni, come ricorda il seguente proverbio:

"Vigna piantata da me, moro da mio padre, olivo da mio nonno"

(il moro è il gelso di cui si usavano le foglie per l'alimentazione dei bachi da seta).

Gli altri proverbi richiamano la cura che l'olivo richiede; e ciò ha una logica se si pensa che la pianta dell'olivo per produrre ha bisogno di essere concimata molto e potata in modo radicale; tale potatura impedisce alla pianta di alzarsi troppo e permette di cogliere agevolmente le olive. Sono tre i proverbi che ricordano queste due azioni, uno in maniera esplicita:

"Leva da capo e poni da pie'"

cioè, togli i rami alti e deposita [concime] al piede della pianta. L'altra massima ha, invece, un'espressione metaforica:

"Agli ulivi un pazzo sopra e un savio sotto

In sostanza la pianta va potata nelle parti alte con molta decisione, senza pensarci molto, quasi come in preda ad un attacco di follia; mentre il saggio, da sotto e con molta accortezza, alimenta la pianta col concime e la difende dal freddo con la pacciamatura. Il terzo proverbio, infine, ribadisce ancora una volta la necessità di una potatura radicale:

"Fammi povero di legno che ti farò ricco d’olio"

Addirittura qui è la stessa pianta che si rivolge al contadino ordinandogli di togliere quanti più rami possibili e promettendogli un abbondante raccolto.

Quest'ultimo proverbio ci fa capire che le massime che riguardano l'olivicoltura non sono generiche bensì si presentano come precetti e dettami cui non si può disubbidire; né può essere altrimenti per una pianta che grandissima importanza ha avuto nell'economia del mondo contadino. Ma d'altra parte, quasi tutti i proverbi riguardanti i lavori dei campi posseggono questo tono imperativo, in quanto l'agricoltura si basa sui ritmi della natura che non possono essere misconosciuti pena la scarsità del cibo.

Anche se l'olivo non esige una cura assidua, tuttavia l'occhio del contadino non lo perde mai di vista e soprattutto sta attento al periodo della fioritura, perché questo influirà poi sulla raccolta. Così abbiamo diversi proverbi che, in forma e con termini diversi, ribadiscono la stessa cosa, ovvero prima fiorisce la pianta e più abbondante sarà il raccolto:

"La gemma dell'ulivo d'aprile vale un barile"

"L'ulivo se fiorisce di maggio col sacco,
se fiorisce di giugno col pugno"

"Se mignola d'aprile va col barile,
se mignola di maggio va col saggio,
se mignola di giugno va col pugno"

Così, se la stagione è stata propizia e la fioritura è avvenuta appena finito l'inverno, il contadino potrà vedere le sue piante cariche di frutti e, prevedendo un eccellente raccolto, può manifestare la sua contentezza, perché, come recita il proverbio:

"Quanto più ciondola più unge"

ovvero quanto più la pianta è carica, tanto più grande sarà la quantità di olio prodotto.

Arriva poi il tempo in cui il frutto comincia a maturare; anche questo importante avvenimento è segnalato da un apposito proverbio:

"A Santa Reparata ogni oliva inoliata"

Santa Reparata ricorre l'otto di ottobre, quando, secondo l'esperienza millenaria contadina, le olive cominciano ad essere buone per la spremitura.

La raccolta però avviene nei mesi di novembre e di dicembre ed è un lavoro duro, anche perché la temperatura è spesso bassa e quasi sempre tira il vento freddo di tramontana. Si tratta di un lavoro lungo, che occupa molti giorni, perché, è bene ricordarlo anche per altre attività in cui è necessaria la pazienza e la fatica

"A chicco a chicco si raccoglie l'oliva"

C'è anche una tecnica per raccogliere le olive, che viene ricordata da un altro proverbio:

"Chi vuol vedere il bel coglier l'oliva
prima i rami bassi e poi la cima"

E finalmente si portano le olive al frantoio e si assaggia il primo olio sul pane abbrustolito. Ma sull'uso alimentare dell'olio i proverbi sono pochi e riguardano soprattutto cibi poverissimi, come le erbe, tutte le erbe selvatiche e domestiche, e soprattutto l'insalata.

"Sale e olio ogni erba vuole"

Non sempre l'alimentazione contadina disponeva di cibi proteici e apportatori di calorie; spesso si riusciva a calmare solo i morsi della fame e così anche le erbe, raccolte per campi e per boschi, costituivano il pranzo e la cena. Ma, l'olio, che col sale e l'aceto dava sapore a queste erbe, procurava anche l'acquisizione di grasso e di proteine. Da questo forse dipende l'uso abbondante dell'olio nell'insalata, come suggeriscono, con immagini fantasiose, alcuni proverbi:

"Insalata ben salata, poco aceto e ben oliata"

"Quando condisci l'insalata, col sale vola, coll'olio canta, e coll'aceto vai pianino"

"Nell'insalata: il sale del sapiente, l'aceto di un avaro, e l'olio di uno sciupone"

 

Ringraziamenti - Si ringrazia il sito Confidenzialmente (www.confidenzialmente.com) per aver concesso l'autorizzazione a riprodurre l'articolo "L'olio nei proverbi e nelle tradizioni popolari" di Mariano Fresta.