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La mosca olearia

Bactrocaera oleae! Potrebbe essere quasi un'imprecazione in dialetto ma altro non è che il nome latino della mosca olearia che l'anno scorso ha imperversato rovinando tanti dei nostri raccolti. Non siamo infatti i soli ad apprezzare la polpa delle olive: questo particolare tipo di mosca sverna nel terreno e, a partire da estate inoltrata, quando l'oliva è abbastanza formata, depone le uova all'interno delle olive la cui polpa sarà il nutrimento per le larve. Inutile dire che il raccolto subisce danni irreversibili, con una diminuzione sia quantitativa che qualitativa della produzione di olive e di olio.

Temperature superiori a trentadue gradi ed umidità relativa molto bassa sono amiche dei contadini in quanto inibiscono il proliferare di queste mosche buongustaie, ma anche una buona mano di ramato fa miracoli (così come pure prodotti a base di dimetoato, fosmet, deltametrina o lambacialotrina).

Alcuni fra i coltivatori più ingegnosi hanno però fatto tesoro del popolare proverbio "Si pigliano più mosche in una gocciola di miele che in un barile d'aceto" e, senza ricorrere ad alcunché di chimico (per mantenere inalterata la qualità del proprio raccolto), hanno realizzato una semplice quanto efficace trappola per mosche. Questa soluzione, molto alla buona ma che comunque raggiunge egregiamente il suo scopo, è costituita da una bottiglia di plastica, dal tappo forato a misura, con circa un quarto di acqua zuccherata, pezzi di acciuga o carne, che fungono da vera e propria esca per gli insetti: e se, come si dice, "In cibo soave spesso mosca cade", una volta dentro queste non riescono più ad uscirne, e l'oliva e l'olio sono salvi!